Perché Rooms non sarà il futuro delle chat anonime

Non sono una grande fan di Rooms: la nuova chat di Facebook che ripropone le chat degli anni ’90 in versione 2014 e con alcune funzionalità extra.

Rooms è per me una rivisitazione delle primissime chat, in un pacchetto che comprende anche immagini e riproduzioni video, nonché la possibilità agli utenti di lasciare i propri commenti in chat private, accessibili soltanto mediante inviti contenuti in codici QR.

L’app è stata accolta piuttosto positivamente, ma devo dire che non mi convince del tutto, sebbene sia stata ampiamente pubblicizzata come “la chat anonima” di Facebook.

Ritorno alle origini del Web

Nel corso di un’intervista rilasciata a TechCrunch, il creatore dell’app, Josh Miller, ha dichiarato che Rooms non si concentra tanto sull’anonimato, quando sull’identità, poiché consente agli utenti di creare il “social network perfetto per le loro esigenze”. Con Rooms, infatti, potranno creare piattaforme personalizzate, come avveniva all’alba del Web.

Praticamente gli utenti possono parlare di qualsiasi argomento, senza essere obbligati a rivelare la propria identità reale durante la discussione. Rooms archivia queste identità anonime senza richiedere alcuna registrazione, sebbene esista la possibilità di collegare l’ID a un indirizzo email; inoltre, lascia loro la libertà di selezionare un nickname diverso per ciascuna room a cui desiderano contribuire. Secondo Miller, l’obiettivo è quello di creare comunità attive che stimolino nei partecipanti il desiderio di tornare.

Rooms1Dopo aver scansionato il codice QR, la stanza verrà aggiunta al tuo elenco

La mia perplessità rispetto a Rooms non riguarda il concept che vi è alla base, ma il modo in cui viene offerto il servizio e, quindi, il caso d’uso citato. Per gli utenti meno esperti, l’idea di creare una conversazione che assomiglia molto a un forum non è supportata dal modo in cui è stata progettata l’app.

Infatti, Rooms è incentrata sullo scambio di immagini, proprio come avviene su Instagram. Da quello che ho potuto vedere fino a questo momento, la possibilità di commentarle e di avviare discussioni in merito è molto limitata. Per questo non sono convinta della denominazione di “chat” che è stata affibbiata all’app e dubito che con essa ci sia la possibilità di intavolare una vera discussione, come avviene nei forum.

A titolo di esempio, Miller ha citato due chat room di cui era particolarmente orgoglioso: una dedicata ai viaggiatori “zaino in spalla” o a quelli alla ricerca di luoghi speciali, lontani dai circuiti più battuti; l’altra dedicata ai membri della comunità transgender in cerca di un forum in cui discutere mantenendo l’anonimato.

Secondo me, la seconda è molto più sensata della prima: infatti, capisco benissimo la necessità di discutere temi delicati o seri in forma anonima, come quelli che potrebbero riguardare la comunità transgender, mentre un argomento come i consigli di viaggio non è adatto per essere discusso in questo modo, soprattutto se si considera il design dell’app. Infatti, gli utenti che sono realmente in cerca di buoni consigli di viaggio non scorreranno certo un feed d’immagini nella speranza di trovare un indirizzo nelle vicinanze in cui vale la pena andare. Poiché non è disponibile né la funzione di hashtag né di ricerca, reperire qualsiasi informazione di viaggio utile sembra piuttosto improbabile, anche se non stai cercando nessun consiglio in particolare, ma magari stai semplicemente navigando per curiosità. È certamente, e in ogni caso, molto più semplice eseguire una ricerca di hashtag o di foto geolocalizzate in Instagram.

RoomsI geo tag di Instagram sembrano molto più utili delle descrizioni contenute in Rooms e a causa dell’assenza di commenti la community non sembra molto attiva.

L’ennesimo tentativo di creare una community

In termini di praticità, Rooms si basa sulla ricerca di chat room o sulla loro creazione in base a determinati argomenti. Tuttavia, poiché non vengono considerati né trend né popolarità, e per di più l’app non è dotata di un funzione di ricerca, le chat room di tuo interesse potrebbero essere difficili da trovare, soprattutto se non sai dove cercare.

Anche se stai cercando un argomento specifico, dovrai cercare il codice QR corrispondente (un altro strumento ormai obsoleto) in un altro social network. La dinamica è simile a quella dei dadi: chiedi in giro oppure setaccia il Web, per vedere se la chat che ti interessa esiste.

Fino ad ora, Instagram e Twitter sembrano essere gli unici posti in cui è possibile trovare i codici QR in grandi quantità. Se guardiamo alla praticità, beh è praticamente assente.

Rooms QR codesLanciando una ricerca con #Rooms è possibile trovare i codici QR, ma il buon esito dell’operazione non è assicurato.

Oltre a quanto detto finora, come avviene in qualsiasi altro social network, creare una community da zero, soprattutto con l’obiettivo che sia solida e che offra una serie di chat room attive, non è un compito facilissimo. Sul mercato sono disponibili moltissimi forum consolidati, accessibili e gestibili mediante app quali TapatalkAlien Blue di Reddit, che effettivamente hanno tutte le potenzialità per la creazione di discussioni più corpose.

Ho come l’impressione che, per l’ennesima volta, Facebook stia cercando di appiccicare la sua etichetta a un trend di cui il mercato è già saturo (a questo proposito, vedi Slingshot Paper). Certamente, si sente la necessità di esprimersi anonimamente online, tuttavia, per quanto riguarda le app, Whisper Secret consentono già egregiamente di postare contenuti in questo modo. Un servizio come quello di Reddit monitora i trend dei thread di conversazioni con identità semianonime.

Ritorno alle origini

Miller sostiene che il suo obiettivo è quello di riprodurre l’entusiasmo dei primi anni del Web, consentendo agli utenti di muoversi online senza dover necessariamente rivelare la loro identità reale. Il punto è se le persone desiderano davvero ritornare a quella pseudo identità online che ormai appartiene al passato. Per quanto mi riguarda non ne capisco il valore.

Detto questo, è comunque disponibile un’ampia fetta di mercato per questi hub di forum anonimi e l’app potrebbe risultare utile. Personalmente, non credo che il design di Room favorisca le discussioni aperte che invece vorrebbe incoraggiare.

Se Rooms vuole diventare davvero utile, Miller e il suo team dovranno superare il concetto di codice QR e di reti chiuse e accessibili soltanto mediante invito, per creare uno spazio aperto che stimoli discussioni ampie, non solo basate sui Like o sui commenti delle immagini, in feed simili a quelli di Instagram.

Se vuoi provarla, scarica Rooms per iOS.

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Articolo tradotto dall’inglese. Seguimi su Twitter: @suzieblaszQwicz

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